Introduzione
La pubblicazione delle Nuove Indicazioni nazionali per l’insegnamento della Filosofia ha acceso un’intensa polemica. Non è necessario tornarci sopra: articoli, video e commenti sui social hanno già saturato il dibattito. Più interessante è soffermarsi in modo concreto sulla questione della filosofia per temi, offrendo una prospettiva teorica e alcune strategie operative. Diversi professori universitari si sono scagliati contro questo approccio, definendolo «una pseudo‑metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia» (sulla base di questa idea, è stata persino lanciata una petizione per “difendere” l’insegnamento della filosofia a scuola). Non è affatto così, e proverò ad argomentarlo.
La storia della filosofia
Nei nostri licei, si insegna essenzialmente storia della filosofia: i giovani non apprendono a filosofare, ma i concetti principali di alcune grandi dottrine. Certo, questo approccio potrebbe favorire lo sviluppo di competenze che appartengono anche alla riflessione filosofica, come argomentare o formulare un giudizio critico. Non è questa la sede per discutere nel dettaglio l’efficacia del metodo storico, sebbene, come insegnante, nutra un certo scetticismo. Preferisco, semmai, porre una domanda preliminare: nelle nostre scuole si insegna davvero storia della filosofia?
Potrà forse dispiacere: la risposta è negativa. L’insegnamento della Filosofia è cronologico, non storico. Se per storia della filosofia intendiamo una riflessione che radica le dottrine nel contesto biografico e socio‑culturale da cui nascono, è facile constatare come nelle aule liceali ciò avvenga in minima parte. Le ragioni sono molte. La prima è l’assenza di materiale didattico “pronto all’uso”: nei manuali troviamo brevi quadri storici seguiti immediatamente dalle sintesi dei pensatori. La seconda è che un insegnamento realmente “storico” è dispendioso: richiede tempo, perché implica lavorare sulla connessione tra pensiero, vita e storia evitando facili riduzionismi. E il tempo è, nelle nostre scuole, quello che manca di più. L’extracurricolare invade il curricolare; le ore settimanali dedicate alla filosofia sono per lo più due, salvo eccezioni come nell’indirizzo scientifico e classico tradizionali. La terza ragione è che, pur disponendo di tempo e strumenti adeguati, il risultato potrebbe rivelarsi inferiore alle aspettative: si rischierebbe una didattica rigorosa sul piano metodologico, ma poco efficace sugli adolescenti, perché non ancorata alla dimensione del loro vissuto.
Lasciamo comunque la questione aperta. Per verificarla, bisognerebbe poter insegnare “storia” della filosofia; e, per adesso, non si va oltre la cronologia.
La filosofia per temi, concetti e autori in Francia
I paradossi del presunto insegnamento “storico” della filosofia invitano a prendere in considerazione strade alternative. Non per dimenticare la “storia” – non più di quanto già avvenga – ma per provare a recuperarla entro una prospettiva più virtuosa. Quando si propone qualcosa di nuovo, è utile verificare se altrove esistano esperienze che possano fungere da guida. Ebbene, non occorre andare lontano: in Francia la filosofia per temi si insegna da decenni.
I programmi ministeriali francesi aiutano a chiarire alcuni aspetti che le nostre Indicazioni nazionali non esplicitano. Prendo ad esempio il Programme de philosophie de terminale générale. Il documento individua tre assi tematici che devono orientare il lavoro dei docenti: l’esistenza umana e la cultura, la morale e la politica, la conoscenza. Questi vanno approfonditi scegliendo tra diciassette “nozioni”: arte, felicità, coscienza, dovere, Stato, inconscio, giustizia, linguaggio, libertà, natura, ragione, religione, scienza, tecnica, tempo, lavoro, verità.
Accanto agli assi e alle nozioni è previsto lo studio dei filosofi – grosso modo gli stessi presenti nei nostri manuali, organizzati per periodi (antico, moderno, contemporaneo) – e la lettura/commento di un testo filosofico. Si precisa inoltre che «l’esame delle nozioni e lo studio delle opere sono arricchiti da punti di riferimento (repères)» che il docente richiama nelle sue lezioni. Per repères si intendono coppie o terne concettuali, come assoluto/relativo, concreto/astratto, concetto/immagine/metafora.
L’insegnamento della filosofia in Francia prepara gli studenti a due prove: la dissertazione e l’analisi del testo. Si tratta di verifiche molto diffuse nel Paese, cui concorrono anche altre discipline umanistiche. Ecco forse il limite maggiore: la didattica della filosofia risulta vincolata a esercizi in cui contano più le abilità tecniche e il rispetto di criteri formali che la reale comprensione dei filosofi e dei concetti. Se ne lamentava già Claude Lévi‑Strauss nei Tristi tropici: «L’insegnamento filosofico esercitava l’intelligenza e, al contempo, inaridiva lo spirito».
Nei manuali scolastici francesi usati in genere dagli insegnanti, che in genere preferiscono fornire agli studenti delle dispense, la contestualizzazione storica delle nozioni è quasi assente. Tuttavia, l’approccio problematico con agganci al vissuto, all’attualità e alle arti, è molto forte. Questo è un elemento da sottolineare: se l’aspetto storico è carente, lo sviluppo degli assi tematici e delle nozioni risulta comunque proficuo.
Un esempio utile si può trovare in un manuale molto diffuso, pubblicato da Ellipses e curato da Philippe Ducat e Jean Montenot. Nell’affrontare la nozione di “desiderio”, gli autori partono dall’uso comune del termine e lo problematizzano attraverso una serie di domande: “si può vedere nel desiderio l’essenza dell’uomo?”, “È il corpo o lo spirito a desiderare?”, “Si può distinguere l’amore dal desiderio?”. Ogni quesito apre una riflessione articolata secondo lo schema della tipica dissertazione filosofica, rilanciata dalla lettura e dal commento di passi scelti.
La precisione filologica sarà forse sacrificata, ma non lo è anche nella storia della filosofia insegnata nelle nostre scuole?

Temi e Indicazioni nazionali
Sulla questione dell’approccio tematico, le nostre Indicazioni sono molto meno radicali di quelle francesi e lasciano al docente ampi margini di manovra. Vengono forniti alcuni esempi di percorsi tematici, pensati in relazione ai diversi indirizzi liceali. Per i licei linguistici si propongono temi come «la trasformazione del linguaggio e delle categorie greche nell’incontro con l’annuncio cristiano» o «il rapporto fra retorica antica e moderna»; per l’indirizzo scientifico, invece, «la trasformazione dell’idea di scienza nel pensiero rinascimentale e moderno» o «il rapporto tra filosofia e scienza nel pensiero antico e in età moderna».
È significativo che gli esempi proposti siano formulati in prospettiva storica o comunque evolutiva, e non in chiave puramente concettuale o astratta, come sembra invece accadere più spesso nel modello francese. Del resto, nelle nostre Indicazioni le due modalità sono da leggere in sinergia: vengono infatti considerate «di valore reciproco, complementari e integrabili fra loro».
Nulla, insomma, che giustifichi la levata di scudi dei professori universitari autori della lettera di protesta.
Come insegnare filosofia per temi in Italia?
Abbiamo visto la situazione dell’insegnamento della “storia” della filosofia in Italia e ci siamo soffermati sull’approccio tematico. La prospettiva francese, più estrema, ci ha aiutato a comprendere come l’apertura del nostro Ministero alla didattica per temi sia in realtà più timida e conservativa di quanto appaia ai suoi critici. Ma, concretamente, come si potrebbe insegnare filosofia per temi in Italia?
Vorrei partire da un’ulteriore provocazione. In teoria, per come sono strutturati i nostri manuali – che già scandiscono il pensiero dei filosofi attraverso parole chiave (ontologia, gnoseologia, etica, estetica) e includono vari focus tematici – si potrebbe non cambiare nulla. Sarebbe la soluzione di comodo: una risposta pigra.
Questa via non può però soddisfare chi desidera sperimentare nuove strategie didattiche. Per chi vuole battere sentieri meno esplorati, le Indicazioni offrono un ottimo punto di appoggio. Quella che propongo è dunque una lettura, per certi versi, “radicale” delle Indicazioni. La schematizzo in quattro punti, ciascuno accompagnato da una massima per il docente.
1) Non sentirti vincolato. Non considererei vincolanti i temi proposti dal MIM. Le Indicazioni ribadiscono che si tratta di esempi. Nulla vieta, dunque, che il docente individui temi più stimolanti e più adatti al proprio contesto classe.
2) Segui lo schema francese asse‑nozioni. Supponiamo di trovarci in una classe con un forte disagio socio‑relazionale. Potrebbe essere più opportuno scegliere come tema “le passioni dell’anima”. Seguendo lo schema francese, avremo individuato un asse entro cui collocare alcune nozioni, ad esempio: desiderio, amicizia, amore, ira, invidia, gelosia, vergogna, pudore.
3) Storicizza le nozioni mantenendo il legame con il vissuto. Una volta individuati asse e nozioni, è importante scegliere i filosofi tenendo conto dell’anno scolastico di riferimento (III, IV o V). Se si è in una classe terza (primo anno del secondo biennio), per la nozione di amicizia – asse “passioni dell’anima”– potrei optare per Platone, Aristotele, Epicuro, Plutarco, Cicerone, Sant’Agostino.
In questo modo avrei già integrato un primo livello storico nell’asse tematico. Ma non mi limiterei a un mero excursus cronologico delle tesi dei filosofi. La scelta di un asse e di nozioni precise libera tempo per una riflessione storica più ampia e per agganci interdisciplinari. Non dovendo spiegare “tutto” Platone o Aristotele, diventa più agevole approfondire l’evoluzione storica di un concetto. Potrei analizzare l’amicizia tenendo insieme piano filosofico e piano storico‑evolutivo: cosa dice Platone sull’amicizia e cosa significava essere amici nell’Atene del V-IV secolo a.C.?
Parallelamente (e qui la lezione francese è preziosa) manterrei sempre vivo il legame con il presente e con il vissuto degli studenti e delle studentesse: che cosa vuol dire oggi essere amici? Come è cambiata l’amicizia all’epoca dei social?
Una stretta integrazione tra storia e temi consentirebbe di abbandonare il tradizionale insegnamento cronologico delle dottrine. Una volta operata una scelta che coniuga temi e storia, le due modalità indicate dal Ministero, sarebbe superfluo, inutile e persino dannoso perpetuare il vecchio approccio.
4) Varia le attività. Una programmazione per assi tematici e nozioni si rivela particolarmente efficace per promuovere abilità e competenze. Percorsi di questo tipo suscitano l’interesse degli studenti e delle studentesse, che percepiscono il legame tra filosofia e vita, e si prestano a molte attività laboratoriali e individuali. Alle tradizionali verifiche orali, ai testi argomentativi e alle analisi di brani filosofici si possono affiancare la scrittura di dialoghi, la riscrittura di sentenze, i dibattiti, e così via.
Conclusione
Insegnare filosofia per temi è possibile e auspicabile. Potrebbe essere, addirittura, la strada migliore per iniziare a integrare seriamente la storia nella filosofia.
Attraverso la filosofia per temi si può rivoluzionare l’insegnamento della filosofia, trovare una “via italiana” alla didattica della filosofia che sappia dare una svolta a una disciplina relegata, nell’attuale sistema scolastico dominato da una logica neoliberista, a un ruolo sempre più marginale. Invece di chiuderci in un passato sterile, possiamo interpretare in senso radicale le nuove Indicazioni nazionali: usiamo gli ampi margini di libertà che ci lascia per costruire un nuovo modo di insegnare la Filosofia.
Certo, per farlo bisogna studiare, approfondire e sperimentare. Per ora, vi è un completo vuoto editoriale, ed è molto probabile che i grandi marchi leggeranno in maniera conservativa il documento ministeriale. Un po’ per risparmiare e un po’ anticipando il probabile atteggiamento di molti insegnanti poco inclini a cambiare le proprie abitudini.
Eppure, si può intraprendere una strada diversa. La scelta ricade su di noi.
Bibliografia
- S. Grandone, Ripensare la scuola con la filosofia, Roma, Tab, 2026.
- Id., Vivere con filosofia, Santarcangelo di Romagna, Diarkos, 2025.
- Id., Duelli filosofici, Santarcangelo di Romagna, Diarkos, 2023.
- Id., L’esercizio del pensiero, Santarcangelo di Romagna, Diarkos, 2020.
- P. Ducat, J. Montenot (a cura di), Philosophie. Le manuel, Paris, Ellipses, 2013.
- C. Lévi-Strauss, Tristi tropici, tr. it. B. Garufi, Milano, Il Saggiatore, 2015.
Salvatore Grandone
Redazione
Rosaria Trisolino
Piergiovanni Alisena
Alessandro Bernardini
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