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Area Primaria

Social-Emotional Learning: educare alle emozioni senza insegnarle

Nicola Simoncelli ci parla di come valorizzare le emozioni nella didattica, trasformando insegnanti ed educatori in registi e modelli di relazione.

Tempo di lettura: 6 minuti

Nicola Simoncelli
Social-Emotional Learning: educare alle emozioni senza insegnarle

Negli ultimi anni il Social-Emotional Learning (SEL) è diventato un tema ricorrente nel dibattito educativo. Scuole e organizzazioni internazionali lo indicano come una risposta necessaria all’aumento della complessità sociale, emotiva e relazionale che attraversa i contesti di apprendimento.

Dentro questa cornice molte scuole, anche in Italia, in particolare nella fascia infanzia e primaria, hanno tradotto le Indicazioni Nazionali per il curricolo, orientate allo sviluppo armonico e integrale della persona, in pratiche che condividono con il SEL le stesse finalità. Proposte con nomi differenti: sviluppo armonico e integrale della persona, educazione alla cittadinanza, competenze relazionali, convivenza civile e benessere a scuola.

Dovendo formalizzare queste attività in un framework operativo trasferibile, con competenze e programmi strutturati, è naturale porsi delle domande.

Le emozioni possono davvero essere insegnate?

Il Social-Emotional Learning è oggi sostenuto da un impianto teorico e operativo solido. Organizzazioni come CASEL (Collaborative for Academic, Social, and Emotional Learning), una non-profit statunitense considerata uno dei principali riferimenti internazionali, hanno contribuito a definire le competenze d’interesse del SEL, includendole in cinque aree principali: autoconsapevolezza, autogestione, consapevolezza sociale, competenze relazionali e processo decisionale responsabile.

Questo quadro operativo ha già prodotto casi di studio e raccolto evidenze di benefici, in termini di benessere generale, miglioramento delle relazioni in classe e dei risultati scolastici degli studenti e delle studentesse.

Il SEL, inteso come approccio strutturato e trasferibile, ha un primo merito chiaro. Aver portato l’attenzione sulla dimensione emotiva e sociale legata all’apprendimento; un ambito che storicamente non ha mai avuto un metodo strutturato con obiettivi formativi all’interno dei curricoli scolastici. Tuttavia, porta con sé un dubbio legittimo. Definire come materie curricolari le competenze socio-emotive, le traduce in discipline che si possono insegnare al pari di tutte le altre materie, come l’Italiano, la Matematica e la Storia?

Esistono altri esempi che legano la didattica alle emozioni e all’uso del corpo all’interno di esperienze guidate. Proposte inizialmente da Émile Jaques-Dalcroze nella prima metà del Novecento per l’insegnamento della musica, queste pratiche trovano oggi l’appoggio delle neuroscienze, che hanno confermato come, nei processi di apprendimento, la componente emotiva possa supportare l’esperienza cognitiva e promuove l’attivazione della memoria a lungo termine. Queste considerazioni aprono il campo a interpretazioni utili per ripensare la didattica in chiave emozionale, con molteplici implicazioni operative.

A questo punto, la domanda è: Come si svolge una lezione di Social-Emotional Learning? 

Una lezione di SEL si distingue nettamente da una lezione tradizionale. Non è centrata sulla spiegazione di concetti astratti né sulla ripetizione di nozioni, ma sulla costruzione intenzionale di esperienze consapevoli che permettono agli studenti e alle studentesse di esplorare emozioni e relazioni in modo attivo e guidato.Non esiste un modello universale, ma molti programmi basati sulle evidenze raccolte condividono una struttura ricorrente, articolata in più fasi e adattabile all’età degli studenti e delle studentesse e al contesto educativo.

  • La lezione si apre generalmente con un momento di connessione emotiva, in cui gli studenti sono invitati a riconoscere il proprio stato emotivo. Attraverso strumenti semplici, come simboli, metafore o brevi condivisioni, le emozioni diventano presenti e legittime all’interno dello spazio educativo, senza giudizio e senza obbligo di esposizione.
  • Segue un focus su una situazione o su un’attività introdotta dall’insegnante, che può riguardare una difficoltà relazionale ricorrente, una strategia di autoregolazione o una tematica da affrontare. Non si tratta di spiegare cosa sia “giusto” provare, ma di offrire un riferimento comune, ancorato a situazioni concrete e riconoscibili.
  • La fase centrale è quella della pratica attiva. Attraverso giochi di ruolo, simulazioni e attività cooperative, gli studenti e le studentessesono chiamati a mettersi in gioco, a sperimentare modalità diverse di comunicazione e relazione e a vivere emozioni reali in un contesto protetto. È qui che le competenze socio-emotive prendono forma, non perché vengano descritte, ma perché vengono attraversate.
  • La lezione si conclude con un momento di riflessione e rielaborazione, in cui l’esperienza vissuta viene nominata, raccontata e collegata alla quotidianità. La descrizione e la rielaborazione completano l’esperienza, aiutando a darle senso e a raccogliere e consolidare gli aspetti di valore emersi.

Educare alle emozioni significa progettare ambienti, tempi e situazioni che includono diverse dimensioni dell’esperienza:

  • corporea, perché le emozioni passano dal corpo;
  • sensoriale, attraverso materiali, spazi e oggetti di mediazione;
  • relazionale, perché tutto avviene attraverso il confronto diretto con l’altro;
  • situata, perché il contesto dà forma e significato all’esperienza.

Nelle pratiche di SEL, studenti e studentesse sviluppano e imparano a riconoscere l’empatia non perché qualcuno gliela descrive, ma perché vivono situazioni in cui sono chiamati a confrontarsi con il punto di vista degli altri. È nella relazione intersoggettiva che avviene tutto. Durante l’esperienza di gruppo si ha la possibilità di riconoscere le proprie emozioni e di comprenderle. Così si impara progressivamente a dare un nome a ciò che si prova e a gestirlo, in un contesto di accettazione e supporto collettivo.

Non è quindi del tutto corretto considerare il SEL come una materia di percorso, in senso stretto, ma piuttosto come una dimensione trasversale dell’esperienza educativa, che comunque richiede predisposizione e competenze da parte dell’insegnante.

Quali pratiche possano sostenere la formazione e l’impiego di questo approccio didattico?

Attività come yoga, meditazione, esercizi di respirazione e mindfulness possono diventare alleati concreti, con i quali allenare lo stato di presenza, ascolto e autoregolazione. Il loro obiettivo è creare condizioni corporee e sensoriali favorevoli, come attenzione, calma e consapevolezza del proprio stato interiore. Tutte pratiche coerenti con il SEL, perché lavorano sulla stessa dimensione di fondo, ovvero la capacità di stare nell’esperienza.

Senza ipotizzare di aggiungere nuove competenze formali al profilo degli insegnanti, si tratta piuttosto di ampliare lo sguardo sulla professionalità educativa, riconoscendo che la dimensione emotiva e sensoriale riguarda gli studenti e le studentesse tanto quanto coinvolge gli insegnanti. Un educatore che ha familiarità con pratiche di ascolto di sé ha più strumenti per accompagnare i processi socio-emotivi ed è anche più predisposto a progettare lezioni che includano esperienze capaci di attivare la dimensione emotiva, non solo quella logico-cognitiva degli studenti.

Riconoscere il valore delle emozioni nella didattica può aiutare a integrare maggiormente il Social-Emotional Learning nella cultura educativa e favorire le condizioni per considerare la scuola come un luogo dove si promuove il benessere collettivo, di studenti, studentesse e insegnanti.

Un’attività SEL svolta con bambini della Scuola primaria

Esperienza di SEL svolta con bambini di quarta primaria in un Istituto Comprensivo di Roma. L’insegnante Vanina Patrizio, classe 1977, laureata in Architettura e insegnante di Kundalini Yoga, ha proposto un laboratorio sulla pratica del mandala. Alunni e alunne si sono confrontati dapprima sul significato di unità che il cerchio rappresenta, per poi ricrearlo con un’attività a terra di interazione tra compagni. Infine hanno realizzato un mandala con elementi naturali raccolti nel giardino della scuola, partecipando in modo collaborativo. L’attività si è conclusa con un momento di osservazione e condivisione, utile per esprimere emozioni e impressioni emerse durante l’attività. Trovate nella scheda didattica allegata i dettagli dell’attività, per replicarla nelle vostre classi.

17 Settembre 2026

Risorse utili

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