A giugno del 2026 si è conclusa la seconda edizione di Outside In, il progetto educativo gratuito sviluppato da WeSchool e sostenuto da Qualcomm per lo sviluppo delle competenze psicosociali. Dopo la prima edizione dell’anno scolastico 2024/25, che ha coinvolto più scuole tra Sicilia e Andalusia, nel 2025/26 il percorso è arrivato in Francia, a docenti, studenti e studentesse dei licei Louis Martin Bret di Manosque, Félix Le Dantec e Saint-Joseph-Bossuet di Lannion.
Focus sulle competenze del futuro
Collaborazione, comunicazione, empatia e pensiero critico sono ormai da tempo competenze centrali per le politiche educative europee. La Raccomandazione europea del 2022 sui Pathways to School Success lo conferma, stabilendo un legame diretto fra successo formativo, benessere, clima scolastico e sviluppo delle competenze sociali ed emotive.
La domanda, quindi, non è più se la scuola debba occuparsene, ma come costruire percorsi capaci di allenare queste competenze a livello europeo, e di funzionare in Paesi diversi, con sistemi scolastici diversi.
Basta osservare quello che accade per l’educazione affettiva. In Francia, dall’anno scolastico 2025/26, è in applicazione un programma nazionale ben dettagliato dedicato alla vita affettiva e relazionale e, nella scuola secondaria, alla sessualità. In Italia, la Legge 9 giugno 2026, n. 104 ha introdotto disposizioni sul consenso informato, conferendo molta autonomia di scelta alle famiglie. In Spagna, invece, lo Stato stabilisce gli elementi comuni, ma sono le Comunità Autonome a definire i curricoli e a organizzarne l’attuazione sul territorio.
Per lavorare dentro questa complessità, Outside In ha costruito una cornice pedagogica comune ma adattabile. Il modello prevede una programmazione didattica centrata sugli obiettivi formativi, che integra strumenti digitali scelti in base alla loro funzione educativa e un percorso strutturato di formazione e accompagnamento dei docenti.
È da questa architettura che hanno preso forma i principi didattici e le attività del progetto.
Principi didattici e metodologici
Il progetto di WeSchool e Qualcomm è nato da un principio didattico preciso: le competenze psicosociali si sviluppano meglio quando studenti e studentesse non si limitano a parlarne, ma le esercitano in prima persona.
Per questo si è scelto di lavorare sull’intelligenza emotiva attraverso un’attività di emotional mapping che invitava a investigare i propri sentimenti e a rappresentarli creativamente attraverso la produzione di un video in 3D ambientato negli spazi della scuola.
La logica metodologica è quella dell’apprendimento esperienziale. Come ricordava John Dewey in Experience and Education (1938), un’esperienza diventa educativa quando permette a chi apprende di collegare l’attività a un problema concreto, al proprio contesto personale o sociale, e a stimolare una riflessione.
Dentro questa cornice, l’uso della tecnologia e della realtà virtuale non è servito a rendere più moderna una lezione, ma a costruire un’esperienza in cui gli studenti e le studentesse non fossero solo spettatori. Tutto il contrario: Outside In li ha stimolati a diventare autori e autrici di un contenuto, progettando una scena, scegliendo un punto di vista, costruendo un messaggio e poi rivedendo il tutto (letteralmente) grazie a un ambiente immersivo.

Formazione docenti e produzione audiovisiva: un percorso che coinvolge tutti
Il primo passaggio del progetto era dedicato ai docenti, che sono stati coinvolti in un workshop sull’uso della realtà virtuale e dell’intelligenza artificiale generativa nella didattica. L’obiettivo era fornire nuovi strumenti tecnologici, ma anche e soprattutto aiutare chi insegna a capire come impiegarli a scopo educativo.
I GenAI PC con Copilot sono stati presentati come strumenti di supporto alla progettazione: possono facilitare la preparazione di esercizi personalizzati, l’analisi dei bisogni educativi e l’automazione di alcune attività ripetitive, lasciando più tempo alla relazione con studenti e studentesse. Allo stesso modo, visori e videocamere a 360° sono stati inseriti nel percorso solo dopo averne definito gli obiettivi didattici.
Dopo la formazione dei docenti, il lavoro è passato alle classi. Attraverso attività di emotional mapping, studenti e studentesse hanno esplorato emozioni, relazioni e percezioni legate agli spazi scolastici, per poi trasformarle in un racconto audiovisivo in 3D.
Divisi in gruppi, hanno scritto le sceneggiature, progettato le scene e realizzato i video panoramici. Il digital storytelling ha dato struttura al lavoro: raccontare una storia significa comprendere un tema, selezionare ciò che conta, costruire un messaggio e assumersi una responsabilità verso chi lo riceverà.
La fase di produzione vera e propria ha trasformato competenze astratte in comportamenti osservabili. La collaborazione è emersa nel modo in cui i gruppi prendevano decisioni e distribuivano i compiti; la comunicazione nella capacità di rendere chiaro il messaggio; il pensiero critico nella disponibilità a rivedere una scena, individuare un punto debole e correggere una scelta.
Alla fine, i video sono anche stati fruiti attraverso i visori per la realtà virtuale. Entrare negli ambienti creati ha permesso alle classi di osservare il proprio lavoro da una prospettiva diversa e di verificare l’effetto delle decisioni prese insieme. Un passaggio fondamentale per rielaborare e trasformare il prodotto digitale in vera leva per l’apprendimento.

Vantaggi concreti per docenti, studenti e studentesse
Outside In è stato offerto gratuitamente alle scuole, che hanno avuto così accesso a un accompagnamento metodologico e a tecnologie avanzate come tablet, connettività 5G, visori VR, videocamere a 360° e strumenti di intelligenza artificiale.
Per i docenti, uno dei vantaggi principali è stato poter osservare e valutare le competenze direttamente durante il loro esercizio. Il prodotto finale non ha rappresentato soltanto una restituzione, ma una traccia dell’intero processo: dalle decisioni creative prese, alla gestione dei ruoli nei gruppi.
Anche per studenti e studentesse il valore del percorso è andato oltre la tecnologia. Produrre un contenuto destinato a essere visto da altri ha richiesto di assumersi la responsabilità del messaggio, confrontarsi con punti di vista differenti e trasformare un’esperienza personale in un racconto condiviso.
I dati della prima edizione restituiscono la scala del progetto: 320 studenti e studentesse coinvolti tra Italia e Spagna, 112 strumenti tecnologici introdotti nelle scuole e l’80% dei partecipanti che ha riferito un miglioramento significativo in competenze trasversali come lavoro di gruppo, comunicazione e gestione delle emozioni.
L’edizione francese ha esteso questo modello a tre nuovi licei, mantenendo insieme elementi che spesso vengono affrontati separatamente.
È questo il valore più forte di Outside In: non aver replicato lo stesso laboratorio in tre Paesi, ma aver costruito un’architettura didattica capace di adattarsi a sistemi scolastici differenti. Un modello europeo fondato su obiettivi comuni, metodologie riconoscibili e strumenti abbastanza flessibili da passare di scuola in scuola, lasciando il segno.
Redazione
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