L’Alfabeto del Cuore: parlare di sentimenti attraverso Catullo
C’è un filo invisibile che attraversa i secoli, un’urgenza antica quanto l’essere umano: quella di raccontare sé stessi. Dalle incisioni rupestri alle confessioni digitali sui social network, narrare è, da sempre, il modo più autentico che abbiamo per dare forma al tumulto interiore. La parola diventa rifugio, specchio, cura. E se la letteratura è da sempre il luogo privilegiato in cui le emozioni trovano voce, allora anche l’aula scolastica può trasformarsi in un laboratorio di educazione affettiva, dove il passato si reincarna nel linguaggio delle persone giovani e i versi antichi si intrecciano con le note delle loro playlist. È da questa convinzione che è nato il nostro progetto “Antichi Versi, Moderne Rime”, realizzato con la classe IV A del Liceo Classico Diodato Borrelli di Santa Severina: un percorso in cui Catullo, poeta dell’anima e del desiderio, è diventato il nostro compagno di viaggio nell’esplorazione del linguaggio dei sentimenti.
La scuola di oggi non può più limitarsi a trasmettere conoscenze, deve insegnare a riconoscere, nominare e abitare le emozioni. Le recenti sperimentazioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulle cosiddette competenze non cognitive – le soft skills – ci ricordano quanto sia urgente una vera alfabetizzazione emotiva tra i banchi. La letteratura classica, letta con sguardo rinnovato, in questo senso può diventare strumento potente: leggere Catullo significa scoprire che il dolore, la gioia, la gelosia o la perdita sono esperienze universali, che ci accomunano oltre i millenni. Significa imparare a “sentire con parole altrui”, come avrebbe detto Leopardi.
Con studenti e studentesse, abbiamo deciso di dialogare con Catullo attraverso la musica contemporanea, costruendo un ponte tra due linguaggi solo in apparenza lontani. Non deve spaventare l’idea di accostare la solennità di Catullo alle playlist che ragazzi e ragazze ascoltano nelle loro cuffie. Al contrario, la musica contemporanea è il linguaggio attraverso cui oggi i giovani canalizzano quella stessa necessità di condivisione che un tempo trovava spazio nei rotoli di papiro. La nostra aula si è così riempita di poster colorati dove i carmi del Liber convivono con QR code che rimandano ai brani di oggi: versi e melodie si sono fusi in un racconto polifonico del sentire umano. È sorprendente scoprire come la stessa emozione che spingeva Catullo a scrivere possa oggi esprimersi nei ritornelli di Jovanotti o nelle rime di Marracash.
Il Carme e la musica contemporanea
L’entusiasmo vitale del Carme 5 (Da mi basia mille, deinde centum), con il suo invito a vivere e amarsi ignorando i pregiudizi dei “vecchi moralisti” (rumoresque senum severiorum), è stato accostato da ragazzi e ragazze alla solarità de “Il più grande spettacolo dopo il BigBang” di Jovanotti, una hit contemporanea che celebra l’amore come una forza che sfida ogni convenzione. Qui, il “sole” catulliano che tramonta e risorge è diventato il simbolo di un’energia emotiva che i ragazzi e le ragazze riconoscono nei loro inni generazionali.
Ma è nel momento della crisi che la letteratura si fa medicina. Quando abbiamo analizzato il Carme 8 (Miser Catulle, desinas ineptire), studenti e studentesse hanno rintracciato nei versi Fulsere quondam candidi tibi soles (“Un tempo per te brillarono radiosi soli”) la stessa malinconia bruciante che esplode nei ritornelli di artisti come Blanco o Mahmood. Vedere un adolescente del 2024 immedesimarsi nell’auto-esortazione di Catullo a “smettere di fare lo sciocco” di fronte a un amore perduto è la prova che la letteratura classica serve a normalizzare il dolore, a renderlo condivisibile e, quindi, superabile.
Il celeberrimo Odi et amo (Carme 85), la lacerazione interiore, il “non sapere ma sentire accadere” il tormento, è stata associato a Crudelia di Marracash. L’accostamento ha permesso di sviscerare il tema del conflitto estremo, dove l’amore si mescola all’odio in un legame distruttivo che la musica urban moderna racconta con la stessa cruda onestà del poeta veronese. In classe è nata una riflessione sull’amore tossico, sul confine labile tra passione e dipendenza affettiva. Ragazzi e ragazze hanno discusso apertamente di relazioni sbilanciate, di vulnerabilità, di coraggio. Catullo, il “poeta del sentimento nudo”, aveva riaperto una finestra di autenticità nella comunicazione scolastica.
Allo stesso modo, il Carme 58, dove Catullo descrive con amarezza Lesbia ormai lontana dal piedistallo (nunc in quadriviis et angiportis / glubit magnanimi Remi nepotes), è stato accostato a Donna di Kid Yugi, evidenziando come la rabbia del tradimento e la caduta dei miti personali trovino oggi espressione in toni iperbolici e realistici molto simili a quelli della poesia neoterica. L’accostamento, seppur audace, ha permesso di analizzare come il linguaggio del rap e della trap contemporanea riutilizzi spesso toni iperbolici e crudi per descrivere la rabbia, proprio come faceva Catullo nei suoi momenti di più violenta invettiva. Abbiamo discusso sul linguaggio: la brutalità delle parole rap non è lontana dalla violenza verbale del Liber. Entrambi raccontano la necessità di nominare il dolore per guarirne.

Particolarmente toccante è stata la riflessione sul Carme 72. Qui Catullo opera una distinzione magistrale tra l’amare (amare) e il voler bene (bene velle), raccontando la ferita di chi continua a desiderare qualcuno pur avendone perso la stima (multo mi tamen es vilior et levior). Attraverso il confronto con la musica di “Per due come noi” di Brunori SAS che esplora la sottile linea tra l’amore profondo e il desiderio fisico in una relazione a lungo termine. Ragazzi e ragazze hanno potuto discutere di relazioni tossiche e di quella complessa grammatica dei sentimenti che spesso li vede impreparati. È stato in quel momento che ho compreso quanto la letteratura possa diventare strumento di crescita emotiva e morale, un’educazione al discernimento del cuore.

Infine, il culmine del tormento nel Carme 76, la preghiera disperata per essere liberati da una “pestilenza” amorosa che toglie ogni gioia, è diventato per studenti e studentesse il corrispettivo di Back to Black di Amy Winehouse. La cupa rassegnazione e l’ineluttabilità del ritorno al buio cantate dall’artista britannica hanno dato voce moderna alla fatica di “spezzare di colpo un lungo legame d’amore” (Difficile est longum subito deponere amorem).
Conclusione
Insegnare letteratura oggi significa questo: dimostrare che Catullo, Marracash o Amy Winehouse sono specchi in cui riflettersi per capire chi siamo. Abbiamo usato il passato come un ponte verso il presente, confermando che l’arte resta l’unico spazio in cui l’essere umano può imparare a gestire le proprie capriole emotive, scoprendo che il cuore umano, in fondo, non ha mai smesso di cantare la stessa eterna canzone.
Nota: tutte le immagine sono state realizzate con il supporto di IA.
Bibliografia
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, Linee guida sulle competenze non cognitive (soft skills). DM n. 6 del 15 gennaio 2026
- Catullo, Poesie, Traduzione di Salvatore Quasimodo, Oscar Mondadori, 2001
- C. Arcidiaco, Catullo, quando il poeta si diverte. Strutture e spunti parodici nelle Nugae, Città del sole, 2023.
- L. Canali, L. Perilli, I tre volti di Catullo; BUR Biblioteca Univ. Rizzoli , 2013
- P. Radici Colace, Il poeta si diverte. Orazio, Catullo e due esempi di poesia non seria, Giornale Italiano di Filologia XVI [XXXVII] 1, 1985, pp. 53-71
- P. Radici Colace, Mittente-messaggio-destinatario in Catullo tra autobiografia e problematica dell’interpretazione, in AA.VV., Atti del Convegno “La componente autobiografica nella poesia greca e latina fra realtà e artificio letterario – Pisa 16-17 maggio 1991”, Pisa 1992, pp. 1-13
- P. Radici Colace, La “parola” e il “segno”. Il rapporto mittente-destinatario e il problema dell’interpretazione in Catullo, Messana n.s.15, 1993, pp. 23-44
- G. Pontiggia, M. Grandi, Letteratura latina. Storia e testi. Vol. 2, Milano, Principato, 1996
Maria Concetta Ammirati
Redazione
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