Si parla molto di Intelligenza artificiale e del modo in cui sta trasformando le nostre vite, fino a influenzare il nostro modo di pensare. Tuttavia, a mio parere, un altro tema sembra essere passato in secondo piano: i media digitali e la Media Education. I ragazzi e le ragazze (e noi adulti) li utilizzano quotidianamente e su di essi si basano le relazioni sociali, definite anche onlife, un mix indistinto tra offline e online. In un’educazione al digitale non può mancare questa componente: è necessario educare le nuove generazioni a utilizzare i media digitali in modo riflessivo e consapevole. Questo articolo si propone di illustrare un’attività didattica basata sulla narrazione di favole, svolta in una classe quarta della scuola primaria, dove già molti alunni utilizzano spesso i social network.
La narrazione
Un approccio narrativo all’educazione ai media può essere un modo per fornire una spiegazione intuitiva e vicina alle esperienze di vita di bambini e bambine, per poi percorrere la spirale della conoscenza dei rischi e delle opportunità dei media digitali, facendo emergere anche le logiche commerciali che sottendono al loro funzionamento. Gradualmente, in base all’età e alle capacità di bambini e bambine, si potrà passare a spiegazioni più sistematiche e strutturate. Inoltre, grazie alle narrazioni, si presenterà il colorato mondo delle emozioni e delle loro modalità di espressione, venendo a conoscenza di quelle motivazioni più intime e profonde che spingono i personaggi a compiere alcune azioni. È un terreno fertile per riflettere sulle emozioni reali che ragazzi e ragazze vivono quando utilizzano i media digitali.
Le favole 2.0: un linguaggio universale senza tempo
Se la fiaba occupa un grande spazio nel panorama della letteratura per l’infanzia, la favola d’altro canto ha una rilevanza minore, ma non per questo deve essere trascurata a livello didattico. Anzi, le favole hanno proprio un grande valore didattico e pedagogico, perché ci raccontano stralci di vita quotidiana mediante simboli. A livello comunicativo sono molto efficaci poiché sono brevi, presentano animali parlanti, hanno uno schema ricorrente di forze contrapposte e una morale esplicita. I protagonisti sono animali con caratteristiche tipiche degli esseri umani che mettono in situazione concetti astratti e dinamiche sociali, favorendo l’interpretazione e la comprensione della realtà. Così come ci suggerisce il professor Stocchi, si possono creare nuove favole mantenendo le caratteristiche classiche, ma modificando l’intento morale per educare le nuove generazioni (e non solo) a utilizzare in modo consapevole i media digitali.
Proposta didattica: un laboratorio di Media Education
Prendendo spunto dal progetto “Esopo digitale”, ho potuto sperimentare questa proposta didattica in una classe quarta della Scuola primaria in cui avevo notato che la maggior parte dei bambini e delle bambine aveva libero accesso a uno smartphone e ai social network. L’obiettivo è quello di spiegare mediante una narrazione come si possono sviluppare le relazioni onlife, sottolineando il fatto che le amicizie in rete non sempre sono amicizie reali.
Fase preparatoria
Riflessione collettiva su cosa sono le favole e, successivamente, su cos’è internet mediante un semplice brainstorming con l’ausilio di Padlet, che rende tutto più immediato e documentabile. La riflessione permette di mobilitare e verificare le preconoscenze. Un’ulteriore domanda stimolo potrebbe essere: cosa hanno in comune questi due mondi?
Fase 1
Lettura collettiva di una favola che racconta di una ranocchia ingenuamente generosa che regala tutti i suoi beni a una volpe credendola una grande indovina, ignara del fatto che il furbo animale ha semplicemente letto i dettagli della sua vita privata pubblicati continuamente online. Il suggerimento è quello di omettere la morale, che verrà co-costruita dal gruppo classe o a piccoli gruppi e svelata successivamente dall’insegnante.
Il testo della favola è disponibile anche in allegato all’articolo.
Fase 2
Riflessione sul tema dell’amicizia: “Chi sono gli amici?” sembra una domanda banale, ma non lo è. Si può proporre un’attività a cerchi concentrici per rappresentare la propria rete sociale: il centro è rappresentato dal singolo individuo e i diversi anelli circostanti rappresentano rispettivamente i migliori amici (max 5), i buoni amici (max 15) e i conoscenti. Partendo da una definizione condivisa di questi gruppi, si propone a studenti e studentesse di disegnare questi cerchi, di colorarli in modo diverso (rosso, arancione e giallo) e di scrivere al loro interno i nomi tratti dalla cerchia sociale personale. Il fine è far riflettere sulla differenza tra amici e conoscenti, che spesso viene data per scontata, ma che con la diffusione dei social network non lo è più.
Fase 3
Scrittura su post-it di colore diverso chi è o che cosa fa un amico e un conoscente. Successivamente, si può procedere con la creazione di un acrostico da appendere in classe sulle due parole AMICI e CONOSCENTI.
Bibliografia
- V. Arnaboldi, M. Conti, A. Passarella & R.I.M. Dunbar, Online Social Networks and information diffusion: The role of ego networks, Online Social Networks and Media 1, pp. 44–55, 2017
- J. Bruner, The Culture of Education, Harvard University Press 1996 (Trad. it. L. Cornalba, La cultura dell’educazione, Feltrinelli, Milano 1997)
- R. Cardarello & S. Del Carlo, Punti di vista pedagogici sulla favola, in N.S. Barbieri, A. Contini (a cura di), La fantasia del reale. Esopo e la favola, Diabasis, Reggio Emilia 2008, pp. 120-139
- L. Floridi (a cura di), The Onlife Manifesto. Being Human in a Hyperconnected Era, Springer Open, Oxford 2015
- C. Stocchi, Favole in wi-fi. Esopo, oggi, Einaudi, Trieste 2016, 163
- C. Stocchi, Il lupo furbo e il cavallino bullo. Raccontare ai bambini i pericoli della rete attraverso le favole, BUR, Milano 2019
Elena Gaudenzi
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